Siamo stressati e neanche ce ne accorgiamo.

Lo stress è una “condizione atipica” che il nostro corpo ha imparato a combattere.

E fin qui nulla di strano…

Ma il vero problema è che per molti la condizione atipica di stress è diventata uno standard, uno stile di vita, un qualcosa a cui difficilmente si può rinunciare.

Ci alziamo la mattina, facciamo le cose di corsa, sapendo fin da subito che anche oggi ci aspetterà una giornata intensa.

Ricorda il termine “Intensa”, ne parleremo più avanti.

Le faccende familiari, il traffico in macchina, i problemi in ufficio, il capo, i clienti…insomma la vita frenetica che ogni giorno ognuno di noi affronta.

Dal lunedì al venerdì. Sempre.

Fin che tutto fila liscio ci sta anche bene.

E’ la nostra normalità.

Se non ci fermiamo un attimo a pensare, non sembra nulla di così strano, non è così?

Ora torniamo al temine “intensa” e sostituiamo con il termine “stressante”.

…Oggi ci aspetta una giornata stressante.

A te sembra una giornata come tutte le altre, ma per il tuo corpo no.

Siamo talmente abituati a vivere in condizioni di stress che nemmeno più ce ne accorgiamo, ma il nostro corpo, prima o poi ci presenterà il conto.

Alla radice del problema

Non ci rendiamo nemmeno conto di quanto siamo imprigionati in una gabbia invisibile, da quello che è il nemico peggiore della società moderna: lo STRESS (se sei uno sportivo, leggi anche: Lo stress e la valutazione cognitiva. Amici o nemici per raggiungere i traguardi sportivi?).

Ci tiene in pugno e scandisce i nostri tempi, senza darci la possibilità di scegliere con l’innocenza con cui scelgono di fare le cose i bambini.

Viviamo in una società dove purtroppo la scarsa conoscenza delle nozioni di base alimentari lascia spazio a quello che è l’abuso di psicofarmaci, nascondendo un reale problema che crea in maniera lenta ed inesorabile degli zombi.

Questo processo avviene grazie alla malleabilità del nostro sistema nervoso centrale che ogni giorno è costretto a misurarsi con fasi acute di questo aspetto stressogeno. 

Siamo forti, ci adattiamo, ma in che modo?

Iniziamo a perdere di vista quello che è il “limite” sopportabile, spingendoci sempre più in là, ed è qui che il nostro sistema nervoso centrale impara a comportarsi come un organo stressato.

Siamo una società stressata, il nostro cervello è stressato, come il nostro fisico ed il nostro profilo emotivo-relazionale.

Iniziamo così, e sempre con più frequenza, a reagire in modo emotivo agli eventi quotidiani.

Alcuni lati del carattere prendono il sopravvento dando sfogo alla natura ambivalente di quegli aspetti che vorremmo placare, perché ingiustificabili.

Stiamo diventando impulsivi e reattivi. 

Il primo sintomo dello scompenso del sistema nervoso centrale:

sta sopraggiungendo l’esaurimento nervoso.

In questa fase vi è un breakdown dell’equilibrio dell’asse ipofisario, l’ippocampo non riesce più ad avere la sua supremazia sulla ghiandola pituitaria, lasciandola libera di operare senza limiti. 

L’ipofisi, libera dalle catene indotte, produce costantemente ormone adrenocorticotropo che ha come suo fine ultimo la stimolazione della zona fascicolata dei surreni per la produzione di glucocorticoidi.

E’ qui che siamo letteralmente imbevuti di cortisolo, generando un costante ciclo che si autoalimenta.

Che cosa è il cortisolo?

Il cortisolo viene spesso definito “ormone dello stress perché la sua produzione aumenta, appunto, in condizioni di stress psico-fisico.

Questa condizione può sopraggiunge portando ad uno scompenso anche dell’equilibrio del sonno, al Catabolismo dei tessuti magri, iperglicemia, ipertensione, ritenzione idrica…

Un quadro sicuramente  spiacevole, generato dagli avvertimenti di un sistema nervoso che è stato per troppo tempo maltrattato.

Come uscire da questa condizione che risulta essere problematica e soprattutto poco gestibile? 

Prima ho accennato la parola psicofarmaco, il cui fine è di inibire la ricaptazione in membrana sinaptica di alcuni neurotrasmettitori, quali la serotonina, lasciando che possano costantemente infondere segnali depolarizzanti di membrana che si traducono in sensazioni inebrianti e rilassanti.

Ma di fronte ad una condizione di base poco gestibile, ma soprattutto con la mancanza di questo benefico neutrasmettitore, a che servirebbero allora?

  • Prima tra tutte le migliori soluzioni è l’allenamento, sfogarsi. 

Diventa necessario innescare una tempesta di processi biochimici per ricostituire quei meccanismi primordiali che sono alla base dei nostri corretti funzionamenti metabolici.

E a cosa serve bombardarsi di aminoacidi quando i processi di assimilazione non sono coadiuvati nel modo migliore a causa di un organismo troppo stressato? 

  • Bisogna ricostituire quei gruppi di molecole che, come fossero degli operai nelle catene di montaggio, disgregano ed assemblano in ambiente citoplasmatico ciò che mangiamo, per renderlo utilizzabile. Stiamo parlando delle vitamine ed in particolar modo dei folati.
  • Un altro alleato in soccorso a questo caos stressogeno è l’integrazione di EPA e DHA, comunemente chiamati Omega 3. Queste molecole hanno la capacità di agire a livello sistemico per contrastare la cascata citochinica protagonista delle impennate cortisolemiche, infondendo un benessere organico capace di ridonare la spinta vitale alla reazione di ripresa di un sistema nervoso che per troppo tempo si è dovuto confrontare con stimoli logoranti.

Questi tre aspetti fanno parte di una routine quotidiana che sempre di più si sta spegnendo come la fiamma di una candela.

Sono soluzioni semplici e forse così ovvie che ci inducono a ricercare metodi alternativi e all’avanguardia grazie alla crescita esponenziale delle conoscenze in campo medico,  credendo che “l’ultimo uscito” sia migliore, perdendo invece di vista i reali pilastri del benessere psico-fisico.