Fin dai primi tempi in cui l’uomo ha iniziato a camminare sulla terra, il nostro patrimonio genetico, la chiave che determina chi siamo e come ci comportiamo, ci ha permesso di adattarci e plasmarci per affrontare le avversità più difficili.

Ad ogni avversità, il nostro codice genetico rispondeva con micro-accorgimenti, impercettibili da riscontrare sulla singola persona, ma essenziali e tangibili nelle generazioni successive. 

Il potere dell’adattamento risiede proprio qui.

La resilienza del genere umano e la sua crescita esponenziale risiedono in questa lenta ma costante modificazione genetica che ci ha portato ad essere gli organismi che siamo oggi.

Una volta l’uomo era nomade, si spostava di luogo in luogo raccogliendo ciò che poteva offrire la natura. 

Semi, frutti, radici e funghi erano alla base della piramide alimentare. 

Come è possibile sopravvivere con in corpo solo questo cibo? 

Domanda lecita.

Infatti in passato non vi era alcun agio alimentare e questo determinava una diversa speranza di vita di circa 30 anni, come hanno dimostrato diversi studi. 

Ai fini della sopravvivenza, quindi, il nostro corpo ha sempre dato priorità allo stoccaggio delle energie esaltando i processi di anabolismo lipidico per far fronte a periodi di carestia.

In altre parole, il nostro corpo è “fatto per ingrassare”.

E fin qui tutto bello, siamo delle macchine perfette, potresti dire…

Ma forse, ad oggi, questa peculiarità fisiologica non è per niente apprezzata!

Per capire questo concetto dobbiamo spiegare meglio le due curve di miglioramento che determinano l’evoluzione umana: il patrimonio genetico e la mente.

Evoluzione del patrimonio genetico: ha una velocità di miglioramento costante, senza picchi. 

Un lento ed infinito adattamento. Determina il cambiamento delle coppie di geni che sanciscono i tratti somatici e fisiologici di ogni essere vivente.

Evoluzione mentale: ha una velocità di adattamento esponenziale.

Grazie al sistema di vie sensoriali afferenti, tutti gli stimoli vengono processati e decodificati dalla nostra mente per determinarne il beneficio al nostro corpo e di conseguenza produrre una risposta efferente.

Ogni stimolo viene rielaborato milioni di volte e le risposte si uniscono in sinergia per completare un quadro percettivo infinitamente dettagliato, in grado di fornire la migliore reazione ad ogni situazione.

Oggi possiamo dire che la nostra mente ha superato di gran lunga le potenzialità del nostro corpo biologico e che questo invece è rimasto ancora vincolato a quella viscosa e lenta evoluzione. 

Stando a questa rappresentazione possiamo capire appieno l’essenza delle classificazioni dei somatotipi e dei biotipi che raggruppano le varie tipologie di strutture fisiche dando delle informazioni generali sulle capacità anaboliche, cataboliche e metaboliche di ogni soggetto.

Andiamo a vedere ora assieme i somatotipi:

Ectomorfo: struttura longilinea, tendente al sottopeso rispetto alla sua statura, generalmente ha una prevalenza delle funzioni del sistema nervoso simpatico che ne accentuano i processi metabolici. 

Tendente all’ipertiroidismo. Difficoltà nell’ ipertrofizzare ma si ricompone con grande facilità.

Mesomorfo: individuo bilanciato e metabolicamente reattivo, ha un’ottima risposta metabolica. 

Il sistema nervoso simpatico e parasimpatico sono bilanciati nell’espletamento delle loro funzioni generando un organismo in grado di rispondere al meglio ad ogni stimolo afferente. Ha ottime risposte ma non così accentuate sia per l’ipertrofia che per la ricomposizione.

Endomorfo: struttura brevilinea, questo individuo presenta spiccate funzioni anaboliche con la tendenza quindi a preservare le energie per questo istinto di sopravvivenza primordiale. Tendenzialmente è ipotiroideo. Il sistema nervoso parasimpatico è quello che ha prevalenza nel suo organismo, di conseguenza sono espletate le funzioni vitali di prima necessità e meno quelle eccitatorie che permetterebbero di avere un metabolismo più attivo.

Non lasciarti confondere, però, dalla precisione con cui sono stati descritti questi tre somatotipi, in realtà ogni individuo è frutto della fusione in proporzioni estremamente variabili anche di due figure di riferimento. Generando così sfumature infinite di individualità metaboliche e fisiologiche.

Dopo questo primo concetto espresso potete già iniziare ad individuare il vostro gruppo di appartenenza per poi passare alla classificazione successiva.

Parliamo ora dei biotipi:

Dopo la struttura e le funzioni metaboliche vediamo invece come l’essere umano si è evoluto generando un duplice modo di localizzare il grasso corporeo, lo stesso grasso che per migliaia di anni ci ha permesso di affrontare le carestie e di resistere agli eventi più avversi.

Androide: tipico dell’uomo, questo biotipo tende a trattenere il grasso tutto a livello della cintura addominale, rompendo le proporzioni estetiche tra vita e spalle. 

Questo biotipo è particolarmente soggetto all’accumulo del grasso viscerale, cioè quel grasso non palpabile che si annida all’interno degli organi interni e che può causare maggiore incisione di insorgenza di malattie metaboliche.

Bisognerà tenere conto dell’hip-waist-ratio, ovvero della relazione cintura-fianchi che dovrà essere inferiore a 1, per considerare il suo stato di salute metabolico.

Ginoide: tipico delle donne, vi è un accumulo a livello del gluteo, cosce e nella loro zona laterale. Questa tipologia di accumulo si unisce generalmente a quella difficoltà nella circolazione periferica di cui sono soggetti gli arti inferiori, generando un senso di estremo di disagio e gonfiore e creando nell’individuo molto spesso anche turbe psichiche. Questo stato trova la sua massima espressione grazie anche alla produzione ormonale tipica del gentil sesso.

Dopo questa seconda suddivisione potete ben capire quanto sia difficile identificarsi al 100% in queste immagini iconiche di rappresentazione, ma sicuramente un’idea per capire meglio che regole sono in vigore dentro al vostro fisico ora l’avete.

Facendo un’attenta analisi di quelli che sono i dettami della società moderna, si può ben capire quanto un biotipo ginoide sia costretto a confrontarsi con notevoli difficoltà per far fronte alle aspettative estetiche di una società che vive sulle apparenze.

Questa tagliola sociale sta mettendo alle strette molte donne che vorrebbero migliorare il proprio corpo spezzando le catene di uno stile di vita frenetico ed imposto.

La difficoltà nel microcircolo sanguigno, tipica di questo biotipo, non viene sicuramente agevolata da lavori in cui si sta seduti per 8 ore di fila. 

In aggiunta, adempiere a tutte le vicissitudini quotidiane familiari, accentua sicuramente stress ed ipercortisolemia, fattori che determinano ancora più gli accumuli tipici del biotipo ginoide.

Di fronte a questa visione “distruttiva”, come dovrebbe comportarsi, quindi, questo biotipo? 

Semplicemente dovrebbe educarsi maggiormente nella corretta alimentazione e nella gestione del proprio tempo, per ricavarne il necessario per eseguire della sana attività fisica.


Vuoi sapere come fare a trovare il tempo per metterti in forma anche se sei la persona più impegnata al mondo?

Leggi l’articolo