Stress e valutazione cognitiva: due armi fondamentali per raggiungere i nostri traguardi.

Lo stress è uno (tra i tanti, troppi direi) dei concetti più mal interpretati nella società moderna: è una parola che usiamo per descrivere uno stato di stanchezza fisica e mentale, di demotivazione, di apatia, di debolezza.

Molti intendono lo stress in un’accezione negativa, ma non è così.

La valutazione cognitiva invece è il modo in cui noi interpretiamo normalmente gli eventi, il modello che ci siamo costruiti del mondo.

Si può vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno:

il bicchiere rimane sempre lo stesso ma quelli che ricaviamo sono due modelli del mondo completamente opposti.

La valutazione cognitiva determina la risposta comportamentale, emozionale e fisiologica agli eventi.

Le persone non sono stressate dagli eventi in sè ma dal modo in cui li interpretano;

cioè alcuni modelli del mondo ci rendono più vulnerabili allo stress.

Alcuni modelli del mondo che ci costruiamo sono funzionali:

ci fanno diventare più resilienti, ci aiutano a raggiungere obiettivi sfidanti e ci rendono anche fisicamente meno vulnerabili.

Altre volte, dal nostro cervello, vengono generati modelli del mondo lontani dalla realtà, del tutto disfunzionali nell’affrontare il mondo, con lo scopo di salvaguardare l’ego dal senso di fallimento o da una diminuzione dell’autostima.

Oppure capaci di proteggerci dalla sofferenza emotiva. Ovvero dal prenderci troppa responsabilità in prima persona.

La risposta fisiologica (ed è questo il campo che interessa noi di GS LOFT) agli eventi elaborati dal nostro cervello è strettamente legata alla valutazione cognitiva.

Se siamo convinti che non perderemo MAI peso, non lo perderemo MAI. Dobbiamo essere convinti di poterlo fare, perchè questo tipo di ristrutturazione cognitiva del nostro aspetto modificherà anche la nostra fisiologia.

E non pensare allo stress come ad un nemico:

esso è il tuo più valido alleato nel raggiungimento di un obiettivo.

Il principio base delle neuroscienze su cui deve basarsi un programma di cambiamento psicofisico ( con conseguente aumento della resilienza personale) è quello della neuroplasticità.

Fino a venti anni fa era un dogma scientifico il fatto di ritenere che il cervello contenesse tutti i neuroni dalla nascita e che nessun stimolo ambientale potesse modificare questo fatto.

Oggi il dogma è decaduto: il cervello si adatta continuamente alle sollecitazioni e alle esperienze (anche quelle negative) , creando, se stimolato, nuovi neuroni e nuovi collegamenti sinaptici.

Cosa significa?

Significa che le difficoltà aumentano la nostra forza, stress psicofisico incluso.

Un vecchio proverbio orientale cita:

“se stai camminando troppo bene, metti un sasso nella scarpa…ti aiuterà a camminare meglio”.

Molte persone si riempiono la bocca con la parola “stress”.

Al giorno d’oggi tutti sono stressati da qualcosa e additano a questa condizione la giustificazione ai propri fallimenti.

Io sono convinto del contrario.

Lo stress è un’opportunità per eccellere e per trovare nelle difficoltà la motivazione giusta.

Siamo una generazione abituata troppo bene, abituata a troppi lussi e al superfluo.

Gli sportivi amatoriali non sono da meno: molti non corrono se non vestiti di tutto punto, con 4 devices addosso, biciclette da 10 mila euro e gadgets vari.

Io nella vita di tutti i giorni cerco di trovare la difficoltà anche quando non c’è;

ed in questa trovo la forza per allenarmi, con immutata passione , così come faccio da 35 anni.

In questo periodo sto correndo con delle scarpe malandate, rotte ai lati.

Lo faccio per apprezzare meglio le scarpe che acquisterò tra un paio di mesi, e in generale, ciò che ho ottenuto dalla vita.

Mi basta correre, non importa come.