L’argomento che trattiamo oggi è un argomento che affrontiamo quotidianamente in GS Loft, per questo ci teniamo particolarmente a far conoscere quale sia il nostro approccio verso quelle patologie che possono notevolmente condizionare la vita di tutti i giorni.

Ma partiamo dalle basi: che cosa sono i DCA? 

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) o disturbi dell’alimentazione sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I comportamenti tipici di un disturbo dell’alimentazione sono

  • la diminuzione dell’introito di cibo
  • il digiuno
  • le crisi bulimiche (ingerire una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo)
  • il vomito per controllare il peso 
  • l’uso di anoressizzanti, lassativi o diuretici allo scopo di controllare il peso
  • un’intensa attività fisica. 

Alcune persone possono ricorrere ad uno o più di questi comportamenti, ma ciò non vuol dire necessariamente che esse soffrano di un disturbo dell’alimentazione. Ci sono infatti dei criteri diagnostici ben precisi che chiariscono cosa debba intendersi come patologico e cosa invece non lo è.

I principali disturbi dell’alimentazione sono:

  • l’anoressia nervosa
  • la bulimia nervosa 
  • disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED)

I manuali diagnostici, inoltre, descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

Le cause di questi disturbi sono molteplici e probabilmente diverse (almeno in parte) da persona a persona.

Attualmente gli studiosi sono concordi nel ritenere il modello multifattoriale il più adatto a spiegare l’insorgenza dei disturbi dell’alimentazione. Questo modello spiega l’insorgenza e il permanere del disturbo attraverso 3 tipi di fattori di rischio che agiscono in modo consecutivo.

  1. Fattori predisponenti: fattori che possono essere genetici, psicologici o ambientali, che aumentano la vulnerabilità di una persona a sviluppare il disturbo dell’alimentazione. Si è osservato che avere un ambiente familiare pervaso da difficoltà interpersonali, perfezionismo, ipercriticità, aumenta esponenzialmente la possibilità di sviluppare disturbi dell’alimentazione.
  2. Fattori precipitanti: eventi o situazioni che scatenano l’insorgenza del disturbo. Questi possono essere costituiti da lutti, aggressioni, separazioni da persone care, ma anche da eventi apparentemente non gravi come un fallimento scolastico, un cambio di scuola o essere presi in giro per il proprio aspetto.
  3. Fattori di mantenimento: fattori che impediscono il ritorno alla normalità. Questi sono i fattori sia psicologici che fisici che ambientali, che costituiscono quel ‘circolo vizioso’ di mantenimento della malattia che deve essere affrontato con le terapie specifiche per il disturbo.

Le donne sono sicuramente colpite da questi disturbi con una frequenza che va dalle 10 alle 20 volte superiore a quelli degli uomini. Questa grossa differenza tra sessi è dovuta a fattori soprattutto socio-culturali: nell’ultimo secolo, il ruolo della donna è molto cambiato e il corpo femminile è diventato ‘oggetto’ di interesse da parte dei mass-media. Troppo spesso al giorno d’oggi, la donna si sente come una donna che sente il peso di “dover” avere successo, essere bella e assomigliare il più possibile a canoni ideali di bellezza, dettati dalla moda e dal consumismo e quindi tutto ciò può spingere a fare scelte alimentari e seguire stili di vita scorretti.

Come approcciarci a questi disturbi?

Essendo quello dei disturbi del comportamento alimentare una condizione che vediamo spesso in studio, noi di GS Loft stiamo perfezionando un percorso ad hoc per poter supportare i nostri pazienti sotto molteplici punti di vista. 

  • L’ aspetto fondamentale dal quale partiamo è sempre l’ascolto della persona che si rivolge a noi e delle sue esigenze, comprendendo così quali sono i punti fondamentali dai quali possiamo costruire il percorso.
  • In seguito all’anamnesi e al passato alimentare del paziente sarà scelto il migliore approccio dal punto di vista nutrizionale, che sicuramente non prevederà cambiamenti drastici, ma sarà, soprattutto nella fase iniziale, un progressivo avvicinarsi a soddisfare i fabbisogni energetici quotidiani della persona, facendo particolare attenzione a colmare eventuali carenze (sali minerali, vitamine..) che possono essersi venute a presentare in seguito alle passate abitudini scorrette. Per questo l’utilizzo dell’integrazione personalizzata è davvero fondamentale.
  • Una volta ipotizzata l’eventuale presenza di squilibri, ci avvaliamo dell’utilizzo di test specifici quali quello del microbiota e quello ormonale per verificarne la presenza e per poter ripristinare il fisiologico assetto ormonale e della flora batterica intestinale, aspetti davvero fondamentali per poter ritrovare la salute a 360 gradi.
  • Un aspetto a cui teniamo particolarmente è che il paziente non si senta solo durante il percorso, quindi il supporto che mettiamo a disposizione è costante, fornendo anche gli strumenti per un’educazione che la persona possa portare con sé, affinché i consigli che forniamo possano diventare davvero uno stile di vita.

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